
Al minuto 2:03:30 del Podcast di Radio Radio potete ascoltare l’intervista a Luigi Polverini sul rapporto che oggi c'è tra uomo e il cane

Al minuto 1:50:30 del Podcast di Radio Radio potete ascoltare l’intervista a Luigi Polverini e Valentina Pace sulla presentazione del nuovo libro: La leggenda della donna animale
La figura del Terapeuta cinofilo
Intervista a Luigi Polverini per il Messaggero


Al minuto 1:39:37 del Podcast di Radio Radio potete ascoltare l’intervista a Luigi Polverini e la presentazione del suo nuovo libro.

Intervista a Luigi Polverini a RomaIT
Orsi pericolosi per l’uomo? I cani lo sono di più. Ecco perché
Carriere inusuali: Luigi Polverini Terapeuta cognitivo comportamentale cinofilo

Intervista a Luigi Polverini a RomaIT
Donna morsa da lupo, Dr. Polverini: “Non è grave. Preoccupiamoci più dei cinghiali
RaiDue Pet Therapy
Cani in aiuto dei medici per Pazienti con patologie psichiatriche.

Intervista a Luigi Polverini a RomaIT
Donna uccisa da rottweiler, dottor Polverini: “Non ha sbagliato il cane. Se vuoi una guardia, usa l’allarme”
Una passeggiata con il cane che esprime la differenza tra un cane costretto a fare le cose e uno che gli piace farle insieme all’adopter.
La dominanza e il rango, due concetti che non sempre vanno d’accordo
Fonte: Il quotidiano del lazio
Cerchiamo di chiarire un concetto che sempre più spesso genera confusione degli adopters dei cani, soprattutto di quelli aggressivi
Una frase ricorrente che si sente nei parchi, nelle strade e in qualsiasi posto dove si possono incontrare degli adopters con i cani è la seguente “fa così perché è dominante, lui li deve subito sottomettere”, e quasi sempre si percepisce una certa soddisfazione in questo.
Ma dominanza e rango sono la stessa cosa, vanno sempre di pari passo? Come primo punto è necessario dire che la dominanza è il prodotto di una combinazione genetica che favorisce la spinta a dei comportamenti piuttosto che altri, è quello che in umano siamo abituati a chiamarlo “CARISMA”. Il carisma è quella particolare struttura che rende il soggetto che l’esercita/possiede particolarmente credibile agli occhi degli altri, ha quel qualcosa in più non percepibile ne spiegabile che lo rende assertivo ed empatico in modo esclusivo. La sua credibilità non è determinata dalla violenza ma dalla forza, dalla tolleranza, dalla pazienza e dalla comprensione che in un insieme impalpabile vengono riunite formando il CARISMA.
Sicuramente in natura esiste una diretta relazione tra dominanza e rango, questo se la lettura avviene all’interno della singola specie dove la parte genetica trova conferme lineari e non contrastanti nel suo sviluppo ontogenetico. Un soggetto che geneticamente si sente predisposto al comando e alla guida non lo pretende, non obbliga gli altri a credergli, ma presentandosi al branco valuterà le risposte che le sue azioni ricevono, comprenderà quali potrebbero essere le sue potenzialità, sperimenterà in modo graduale l’impegno della responsabilità che certi ranghi hanno. Non sarà lui a proporsi agli altri ma saranno questi che cercheranno di capire i sui posizionamenti convinti che siano quelli più idonei per l’insieme del branco. Non dovrà dimostrare di essere un violento per evitare le sfide, semplicemente saprà valutare l’opportunità di accettarla o di mediare per poter evitare lo contro nel principio di armonia del branco che passa attraverso l’idea di mediazione e non di conflitto.
Alla fine del percorso evolutivo, che passa dall’infanzia all’adolescenza e alla maturità sociale, il soggetto non reclama ma si propone per il ruolo di comando che inevitabilmente significa il rango più alto. È proprio questo progressivo raggiungimento delle convinzioni di possibilità che, essendo vissuto da tutto il branco, permette di arrivare agli scontri per la definizione del rango in modo poco cruento ma molto ritualizzato. Risultano quasi essere più un obbligo istituzionale che una convinzione tra i due contendenti, essendo l’ultima prova da mettere in campo per il passaggio delle consegne, delle responsabilità nessuno ha interesse a farsi veramente male in quanto i giochi sono stati praticamente gia fatti, le decisioni prese. In questa situazione ecco che la genetica e l’ontogenetica trovano una continuità evolutiva e non entrano in contrasto ma partecipano all’equilibrio dei soggetti del branco.
Ognuno si adatta a quello che è e non pretende di essere altro perché le risposte del branco lo posizionano nel posto giusto. Diverso avviene nelle relazioni all’interno delle famiglie allargate o branco misto come più si preferisce, ma al di la dei termini in quelle situazioni dove il carico educativo e posizionale non è più del branco di appartenenza ma di specie diverse dalla propria. Senza volere anticipare un tema che ritroveremo nel capitolo della aggressività è importante però sottolineare alcune differenze tra le due situazioni relazionali che troppo spesso producono problemi di comportamento.
Branco intraspecifico:
le spinte genetiche che indirizzano i soggetti ai primi comportamenti vengono subito indirizzate su un equilibrio educativo prosociale. Le spinte a proporsi vengono continuamente mediate dalla possibilità di farlo secondo le risposte ricevute. C’è relazione tra dominanza e rango.
Famiglia allargata o branco misto:
Il cucciolo quasi sempre trova rafforzamento delle sue tendenze genetiche, di qualsiasi natura siano. Le sue prime espressione non vengono indirizzate e guidate ma sopportate o addirittura subite, si passa dall’idea che poi cambierà con la crescita a quella che l’affetto è bastante a superare tutte le difficoltà. In questa situazione il soggetto impara a pretendere e gestire oltre le sue reali possibilità genetiche, si convince di essere il centro dell’attenzione e acquisisce il ruolo, poi tradotto in rango, di gestore delle iniziative sociali. In altre parole il suo sviluppo ontogenetico lo guida non verso quello che realmente potrebbe essere ma verso quello che gli fanno credere possa essere e questo lo mette in conflitto con il mondo e con se stesso. Crescere in una struttura interspecifica spesso significa che una specie si deve fare carico di fare crescere l’altra secondo le sue vie filogenetiche, secondo le sue culture e le sue motivazioni, non considerare questo ma aspettare che accada per “miracolo naturale” produce solo danni spesso irreversibili.

Riflessioni sul significato di relazione
Con poche righe voglio lanciare una riflessione, o provocazione secondo chi la legge, sulla relazione uomo cane nelle sfaccettature che più si avvicinano alla professionalità. Sono sempre rimasto affascinato nel vedere le performance dei cani nei vari settori d’applicazione, da quelli impiegati per utilità sociali a quelli che si confrontano in manifestazioni agonistiche. Per lungo tempo ho identificato la professionalità dei conduttori con il risultato dei soggetti da loro preparati, poi mi è venuto un dubbio. Basta quello che vedo o è necessario che conosca anche come si ottiene il risultato per fare una valutazione? Voglio dire, sto osservando un confronto tra macchine, dove basta mettere a punto i motori, o quello che vedo deve essere il frutto del rispetto, comprensione e conoscenza del “mezzo” che sto “usando”. Per anni siamo stati indirizzati sul concetto di addestramento, inteso come il condizionare l’altro a fare delle cose e non certo nel senso di dare “destro”/abilità. Oggi la situazione è parzialmente cambiata, la tendenza è quella di qualificare l’”addestramento” come gentile. Ma stiamo cambiando le forme, il modo con cui condizioniamo, o il cambiamento è verso la considerazione dell’altro, non come soggetto da compatire, proteggere, non trattare male, ma da capire, conoscere e rispettare? La riflessione o provocazione che voglio esprimere è proprio questa: quanti professionisti, addetti ai lavori a tutti i livelli, oltre all’amore dichiarato e anche troppo propagandato, conoscono nel profondo l’animale con cui lavorano? Inoltre, anche chi ha le competenze perché proveniente da percorsi di studio affini, quanto sono disposti a non cedere alle lusinghe di una più facile e falsa risoluzione del problema? In altre parole perché anche chi si forma secondo dettami precisi poi è disposto a tornare al tradizionale fintamente culturale? Come qualcuno scrisse “Una modifica culturale è rivoluzionaria perché deve combattere contro la paura del cambiamento, contro la paura di essere giudicati, contro la paura di non essere capiti”.
Scegliere la Zooantropologia e l’approccio cognitivo è un impegno culturale che indica oltre il rispetto per l’altro un modo diverso di viverci insieme.

Inaugurazione Centro
Il 26 Gennaio 2013 alle ore 11,00 presso il Centro Sanitario Cinofilo in Via Fosso della Magliana,71 abbiamo inaugurato il primo Studio di terapia Cognitivo Comportamentale per il cane e la Scuola di formazione di cani per Zooantropologia assistenziale e Handicap motorio. Con grande emozione abbiamo ricevuto le oltre 150 perone che hanno voluto partecipare all’evento e con altrettanto piacere siamo stati riconoscenti alle personalità di vari settori che hanno portato il loro contributo.
Sottolineando gli interventi fatti possiamo sintetizzarli nel seguente modo:
Il Preside dell’Università Veterinaria di Teramo, Fulvio Marsilio, ha sottolineato l’importanza di percorsi formativi che stabiliscano una base culturale professionale da cui partire per offrire un prodotto adeguato alle richieste.
il Presidente nazionale dell’ENCI, Dr. Francesco Balducci, con il suo intervento ha evidenziato come la sensibilità verso un educazione precoce del cucciolo oggi sia patrimonio acquisito dell’ente che presiede
Il vice Presidente nazionale dell’APNEC, Dr. Alessandro Bindi, portava l’attenzione sulle nuove professioni non riconosciute che oggi trovano riferimento nelle Associazioni identificate e abilitate dal Ministero di Giustizia.
L’ordine dei veterinari di Roma, Dr. Antonio Sessa, ha messo in evidenza l’importanza di una collaborazione tra le professioni che si occupano a vario titolo del benessere degli animali.
L’ordine degli Psicologi del Lazio, Dr. Antonio Urso, ha reso esplicita la possibilità di utilizzare la referenza animale come punto sia educativo sia co-terapeutico.
Protezioni Civile cani da Salvataggio in acqua, SICS, che con il loro Presidente del Centro Sud Roberto Gasbarri, ha ricordato l’importanza della relazione uomo animale come plus valore anche nelle attività di utilità sociale.
Per ultimo, in chiusura degli interventi, l’On. Claudio Cecchini Assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma ha preso l’impegno di fare approvare nel Lazio la legge sulla Pet Therapy puntualizzando come l’attenzione alle politiche verso i più deboli sia indicatore del grado di civiltà di una Nazione.
In conclusione i miei personali ringraziamenti vanno a tutti quelli che hanno partecipato sia come relatori sia come partecipanti, ma mi permetto di RINGRAZIARE in modo particolare RAFFAELE POZZI, proprietario del Centro Sanitario Cinofilo che ha scommesso su questa nuova professione.

